mercoledì 8 marzo 2017

Giornata internazionale della donna // Riflessione di Sara Rattaro

Buonasera miei cari lettori!
Oggi, in occasione della "Festa della donna" (che ormai volge al termine) mi rivolgo soprattutto all'universo femminile - ma anche a quello maschile in modo implicito - riportandovi un articolo apparso ieri su "Kobo newsroom".

Si tratta di una riflessione della scrittrice italiana Sara Rattaro ("Sulla sedia sbagliata", "Niente è come te", "Un uso qualunque di te", "Splendi più che puoi", ed in uscita a marzo anche "L'amore addosso"), nella quale esamina il ruolo della donna all'interno della sfera editoriale, inglobando in essa anche l'universo delle lettrici.

Da sempre il ruolo della donna è stato controverso e difficile: discriminate e sottovalutate, le donne però hanno avuto la forza e la determinazione per elevarsi e prendersi il posto che spetta loro.
Ma, arrivati ad oggi, le battaglie combattute dalle nostre antenate in passato, non sono state abbastanza.
Ci sono ancora discriminazioni di genere, e Sara Rattaro ce le spiega nel suo articolo, di cui io riporterò qui di seguito una parte per poi rimandarvi alla pagina originale.
«Fai la scrittrice? Davvero? E cosa scrivi?» mi chiede l’uomo che ho di fronte.
«Romanzi» rispondo.
«Di che genere?»
«Storie di oggi, di famiglie, relazione genitori e figli, ingiustizie sociali e tradimenti…»
«Ah, non è il mio genere, ma sicuramente mia moglie / la mia fidanzata / la mia compagna la apprezzerà».
Mi succede spesso, quasi tutte le volte che un uomo si interessa a quello che faccio per vivere, ma nel giro di pochi secondi la curiosità si trasforma in un silenzioso allontanamento, o meglio una presa di distanza.

Viviamo in un mondo discriminante. Lo dicono i fatti, gli stipendi, le carriere e le eccellenze. La verità è che le donne che fanno letteratura e cultura se la devono vedere con una discriminazione diventata normale. Esiste una definizione indelebile che si appiccica alla pelle come un cerotto e che colpisce ogni autrice. Si chiama letteratura rosa. Poco importa che tu abbia raccontato la violenza, la sottrazione internazionale di minori o la difficoltà di accettare l’handicap di un figlio, resterai sempre la scrittrice donna che scrive solo per altre donne, che – si sa – leggono romanzi rosa per definizione. Bene, non possiamo che prenderne atto. Ma c’è ancora una piccola cosa che mi sfugge. Non è forse vero che le più grandi storie d’amore, ieri e oggi, sono state raccontate soprattutto da uomini? Basta fare qualche nome: William Shakespeare, Boris Pasternak, Henry James o Lev Tolstoj, ma anche Gabriel García Márquez, David Nicholls o John Green… La risposta è sì. E allora, insisto, perché continua a sfuggirmi qualcosa, perché la loro viene definita semplicemente letteratura? Senza nessun colore a connotarla. Nemmeno una leggera sfumatura di lilla? Porpora? O ametista intenso?
Leggi l'intero articolo QUI.
Con questa breve riflessione, vi auguro una serena serata e vi incito a tener alto l'onore di noi donne "non solo da letteratura rosa"! Noi siamo forti, la forza è dentro di noi... dimostriamo di che pasta siamo fatte!
Se c’è una cosa che le donne sanno fare bene, è proprio quella di fare spallucce e di andare dritte per la loro strada, indipendentemente dal colore. - Sara Rattaro

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